Nessun Requiem per la Seo

Posted on 21 Ott 2013

Leggo da qualche mese in diversi blog di esperti web marketing una tendenza un po’ provocatoria nel dichiarare che la SEO sarebbe ben presto destinata al funerale soppiantata dalla Social Media Optimization.

Le motivazioni?

Oltre a (esagerati) allarmismi sulle penalty di Google, che piomberebbero ormai regolarmente come lame pesanti sulle forzature dei risultati (osservazioni corrette ma ormai datate, e di parecchio, per qualsiasi esperto SEO), la principale è che Google lascia sempre meno spazio ai risultati di ricerche organiche a favore di advertise e prodotti interni, provocando nel web surfer una crescente irritazione verso the big G.
In parole povere si sostiene che, dopo aver fatto di tutto per migliorare l’esperienza di ricerca e divorarsi il mercato dei motori, spazzando via quasi tutti i concorrenti, da un po’ di tempo Google avrebbe iniziato a sfruttare il suo successo per ridurre sempre più l’area dei risultati realmente corrispondenti alla ricerca dell’utente a favore di spazi utili agli introiti dell’azienda, arrivando a relegare al 10-13% il contenuto definibile “utile” visualizzato sullo schermo. Dati che peggiorano con una visualizzazione da dispositivo mobile.

Come contro risposta, gli utenti si starebbero disaffezionando alle esplorazioni attraverso la famosa barra per orientarsi alle ricerche tramite mondo social.

Non è un caso ovviamente se da giugno Facebook ha rivoluzionato il mondo dei social (e non solo) aprendo agli hashtag per la ricerca interna. (Quasi) come un motore.

Il panorama che si sta delineando vedrebbe perciò a breve un tramonto del tradizionale metodo di ricerca e di conseguenza anche della SEO.
A sostenere questa tetra ipotesi ci si mette anche il Guardian, che giudica l’utilizzo della tradizionale SEO per raggiungere gli utenti sempre più inutile. Senza contare che viene definita come una pratica che si sta autoeliminando, da sempre imperfetta poiché “al suo peggio significa rendere i contenuti web meno coinvolgenti per il lettore ma migliori per i robot di ricerca e per gli algoritmi misteriosi che determinano l’ordine in cui vengono visualizzati i risultati di una ricerca su Google. Al suo meglio, significa non più di seguire le migliori pratiche nella creazione di chiari siti web, dai contenuti intelligibili, titoli significativi, descrittivi attributi “alt” per le immagini, con utili link, ecc.”
Le stesse aziende sarebbero pronte a dire addio “all’antiquata” SEO per orientarsi sempre più verso la SMO.

Ma è davvero la fine della SEO? Beh vi spiego perché non sono d’accordo, almeno in questi termini.

Innanzitutto che la SEO sia riducibile a un ammasso di furbesche tecniche pare alquanto riduttivo. Almeno per il futuro! Parlare ancora di SEO tradizionale effettivamente non ha senso: i contenuti di qualità, ben scritti e con una tendenza social, sono ormai un requistito imprescindibile per piacere non solo agli utenti ma anche a Google, ed è principalmente per questo che la figura del Seo specialist si sovrappone molto spesso a quella dell’ottimo web copywriter.
È vero poi che, come già avevamo fatto notare più di un anno fa, i social network sono e saranno linfa vitale per la promozione di un’azienda visto che la fetta di ricerche tramite social si sta sempre più allargando (il 32% del totale nel 2012!) ma non si può nemmeno pensare che i motori di ricerca tradizionali (e quindi la SEO) siano destinati a scomparire.
È come dire che Google si sta autoeliminando!
Il sito di un’azienda, il suo catalogo con immagini di qualità, creeranno sempre un contatto intimo tra consumatore e prodotto che l’utente non vorrà instaurare passando ogni volta soltanto tramite un social network.
Il motore di ricerca sarà costantemente un canale presente perché il navigatore disorientato, alla ricerca di “nonsobenecomespiegarlo” avrà sempre necessità di una bussola sicura, semplice e diretta, o vorrà disporre di un oracolo prodigioso che con poche mosse gli doni la risposta più coerente. E vogliamo scommettere che Google continuerà a fare di tutto per fornirgliela?

Forse effettivamente è ciò che sta tentando di fare spingendo Google+: se questo social prenderà piede i risultati organici che il motore mostrerà al singolo utente ne saranno influenzati e ovviamente nella definizione SEO per il sito del tuo cliente da qui a breve non potrai non tenere conto.

E allora quale sarà la chiave? La qualità.

La qualità e la cura di un sito, dei suoi testi, delle sue immagini. Ci penserà poi Google a darci le dritte per come farglieli piacere!
Si formeranno definitivamente web marketer a tutto tondo, che riuniranno competenze social, web copy, con quelle tradizionali.

Quindi no. Non sono d’accordo con chi dice che la SEO è in irrevocabile agonia.
È più corretto dire che la SEO non sarà mai (più) uguale a se stessa, rincorrerà a perdi fiato gli aggiornamenti e tutti i web marketer aumenteranno occhiaie e capelli grigi per riuscire a tenere il passo. Avrà ancora un senso parlare di SEO se per SEO si continuerà a intendere ciò che sta semplicemente racchiuso nel suo acronimo: “rendere un sito appetibile per i motori”. Con tutte le novità, gli aggiornamenti, le evoluzioni del caso.

Ma nessuna apocalisse: la SEO non morirà!
Semplicemente si evolverà costantemente. Come ha sempre fatto.

Laura 

Fonti:
http://daily.wired.it/news/internet/2013/08/09/seo-morto-lunga-vita-allo-smo-google-pubblicita-463637.html
http://bgr.com/2013/07/09/google-search-results-advertisements/
http://www.theguardian.com/technology/2013/jul/22/seo-is-dead-long-live-social-media-optimisation

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